domenica 13 dicembre 2009

puntata dai mari del sud





Questo fine anno è in trasferta, oggi a Buenos Aires, capodanno in California. Due buone notizie: 1 - fa caldo!!!! 2 - non fa troppo caldo.
Poco da dire comunque di ceramica in questi angoli del mondo. A Buenos Aires si arriva di proposito, perché come diceva Tomás Eloy Martinez, Buenos Aires non è di strada per nessun luogo, essendo fuori mano da tutto. Le uniche ceramiche artigianali viste da queste parti sono le mie, raffigurate nelle foto mostrate innumerevoli volte ad amici, congiunti e compagni di scuola, tanto per far capire cosa mai ci sia da appassionarsi alla ceramica. L'unica a condividere questo interesse è la compagna di scuola artista plastica, piuttosto nota da queste parti. Il resto del mondo mi risponde con uno sguardo compassionevole, il famoso "patronizing look". Si fa fatica a trasmettere la passione - peraltro proprio come l'esperienza - incomunicabile per definizione. Certo non per questo si smette di tentare. Ecco dunque l'ultima fornata di dicembre. Scodelle per moka da 3 (come da specifiche ricevute), decorazione a barbottina, vari smalti sovrapposti a spruzzo. Miniteiera decorazione a barbottina, vari smalti sovrapposti a spruzzo.

mercoledì 7 ottobre 2009

Potter pride



Di recente ho letto una intervista a Ayumi Hori, per sua ammissione “vasaia”. Certo la parola inglese potter evoca assonanze che l’italiano sminuisce. La parola vasaio in italiano anzi trasmette un senso di tradizione non attuale, nel migliore dei casi di mestiere superstite, di fossile vivente. In italiano è preferibile il termine ceramista, e di conseguenza si mette l’accento sul materiale, non sulla funzione dei manufatti. Guai invischiarsi con una connotazione funzionale per la quale si rischierebbe di essere declassati.

Per gli artigiani anglosassoni esiste una sorta di “potter pride” che richiama sia l’antica tradizione che le rielaborazioni contemporanee della Studio Pottery. Da noi invece c’è il basso artigianato del produttore di manufatti d’uso, il vasaio, da una parte, e dall’altra il ceramista, l’artista della ceramica per il quale la funzione è secondaria se non controproducente. Siamo costretti a parlare addirittura di artigianato artistico, cosa che complica ulteriormente il panorama, per non confonderci con tutti gli altri abitanti della confartigianato, parrucchieri, idraulici ed altre degnissime professioni.

Fin qui una digressione linguistica che è molto probabilmente una deformazione professionale (noi traduttori siamo programmati per interrogarci sulla trasposizione delle idee in altre lingue ed altri ambienti). Ad ogni modo Ayumi Horie, per l’appunto vasaia, potter, si proclama tale con fierezza per il desiderio di evitare ogni autocompiacimento e per richiamarsi alla tradizione fin dalla definizione.

Qualsiasi essere umano, ad ogni latitudine ed in ogni momento storico ha sempre e immediatamente compreso che cosa fa un vasaio. Ed Ayumi Horie vuole essere parte di quell’evoluzione, di quel percorso. Plasmare oggetti d’uso in argilla oggi significa interpretare con gli strumenti odierni un’esigenza e una pratica che risalgono alle origini dell’umanità. Servirsi della terra, foggiandola con le mani, per ottenere manufatti che adempiano alle funzioni primarie dell’essere umano. Possibile che ci sia da sentirsi sminuiti se ci chiamano vasai?? A proposito di Ayumi Horie, vale la pena di vedere come da forma alle sue forme a tornio. http://www.youtube.com/watch?v=CXLfq0iaSXI In foto una mia Brocca con bicchieri yunomi-style, lavorazione a tornio con modifiche, decorazione a barbottina, vari smalti sovrapposti, bassa temperatura.

lunedì 5 ottobre 2009

Where are the pots?




Mi è finalmente arrivato il numero di maggio di Ceramics Monthly. Beate le poste italiane. Nelle lettere dei lettori ce n'è una di una coppia di Key Largo, Florida. Con una certa indignazione i signori Wagner lamentano la scomparsa dei vasi (pots nel senso ampio) dal giornale, che ormai si occupa quasi prevalentemente di scultura, installazioni e di ciò che da noi sarebbe definito "Arte" (maiuscola intenzionale). I lettori seccati minacciano di non rinnovare l'abbonamento.
Eppure in Italia questa linea editoriale sarebbe probabilmente chiamata un "salto di qualità", lasciare l'ambito "basso" della ceramica d'uso, roba da vasai, in favore di una dimensione puramente artistica che nulla abbia a che fare con qualsiasi implicazione funzionale. Da noi, si sa, se è utile non può essere arte, tutt'al più potrebbe essere design, ma il design raramente si occupa di lavoro manuale.
Nel mondo anglosassone le gallerie d'arte accolgono anche oggetti d'uso in ceramica e vetro, tazze, teiere e vasi che non vanno esclusivamente esibiti per i loro valore estetico, ma che vanno anche usati nel quotidiano. Di essi si apprezza tanto l'aspetto quanto le qualità che lo rendono utile: quanto una tazza sia piacevole da tenere in mano, il modo in cui versi una brocca o una teiera, se e come dei bicchieri possano essere accatastati. Qualità terrene che devono armonizzarsi con il nostro senso estetico per costituire un'oggetto d'uso e di piacere. Non si capisce perciò come un bell'oggetto funzionale possa essere considerato inferiore proprio perché utile, e nel caso dell'arte "brutta" non si sottolinei mai l'aggravante dell'inutilità.
Sembra che questo mese di ottobre mi porti più a rimuginare che a fare. In attesa che l'emicrania si diradi e torni l'ispirazione, nel mio caso piuttosto l'urgenza, di rimettere le mani in pasta. Does anyone still make pots?

giovedì 1 ottobre 2009

Una questione di principio


Un po' per motivi personali, un po' per motivi professionali, mi capita di conoscere la ceramica nordamericana più di quella italiana. Innanzitutto perché gli americani sono quasi sempre più generosi e non temono di svelare l'arcano del loro processo creativo, ma anche perché in Italia non succede un gran che in questo settore, sono diventata un'assidua lettrice di blog americani che si occupano di ceramica. E ce ne sono molti, anzi ne sono stati censiti quasi 500 dal daily reviewer. Alcuni sono estremamente interessanti. C'è ad esempio quello di Jeff Campana, che non ha paura di spiegare i pazzeschi retroscena dei suoi stupendi pezzi d'uso: foggiati senza fondo, smembrati e riassemblati in funzione di un'aspirazione estetica. Un'altro mio preferito è Keith Phillips, con i suoi pezzi cotti alla soda che mi hanno messo in testa la curiosità per le decalcomanie. E poi c'è il blog di Whitney Smith, che offre uno spaccato della vita di un'imprenditrice della ceramica. Per la verità fino ad oggi ero convinta di leggere la vita di un'artista della ceramica, e invece stamattina mi sono sorti alcuni interrogativi. Dove sta il limite tra l'artigianato e la produzione industriale? Cosa distingue l'artigiano dall'imprenditore? Whitney Smith è un mago del tornio, e fin qui non ci sono dubbi. Il mio problema è che la maggior parte dei suoi oggetti sono calchi in barbottina degli originali fatti a tornio, con l'aggravante che il biscotto fatto a stampo non è nemmeno prodotto da lei ma da un "terzista". L'intervento dell'artista si limita alla smaltatura e in qualche caso all'aggiunta di decorazione. Questo è ancora artigianato o rientra nel vasto ambito del design industriale?
Mi rendo conto di avere ancora delle idee romantiche riguardo alla ceramica e mi chiedo se sia indispensabile prendere questo tipo di scorciatoie per riuscire a campare di questo mestiere. Dal punto di vista del cliente, sono convinta di avere il diritto di sapere se l'oggetto che sto acquistando è veramente fatto a mano. Dal punto di vista dell'aspirante artigiano, e ho il sospetto che questa convinzione mi relegherà per sempre nella categoria "aspiranti", non sono ancora pronta a scendere a questo tipo di compromessi.

sabato 12 settembre 2009

Quelle piccole grandi soddisfazioni


Oggi il bicchiere è mezzo pieno.
Per quanto rare nella vita di un solitario ceramista, qualche volta le soddisfazioni arrivano. In questo caso non si tratta di una vittoria eclatante, di un premio o di un'impennata nelle vendite. Si tratta piuttosto di un commento lusinghiero fatto da "qualcuno che se ne intende". Nella fattispecie il complimento qui è venuto dal mio socio in affari, un altro spirito libero dai molti e variegati talenti, qualcuno che ha fatto il ceramista professionalmente quando da queste parti la parola raku era ancora sconosciuta e confusa con la gastronomia giapponese, qualche decennio fa. Curioso e incostante per natura, il socio al tempo sperimentava liberamente nell'universo ceramico, costruiva forni, formulava smalti, padroneggiava la tecnica. Per questo quando ci si incrocia in ufficio e io entro in argomento, magari ancora inebriata dalla mia ultima minuscola scoperta, che ne so, uno smalto variegato, una forma ardita, la foto di un oggetto ben riuscito, epifania dei poveri, di norma la risposta che ricevo è "been there, done that". Vale a dire "sì, l'avevamo già fatto vent'anni fa, ma come, non lo sapevi?" Un bonario bicchiere d'acqua fredda lanciato contro il mio entusiasmo.
Ebbene questa settimana il maleficio si è spezzato. Ho fatto vedere l'interno di questa ciotola con la combinazione di smalti che io chiamo "laguna 69", bassa temperatura, forno elettrico e finalmente il socio ha pronunciato le parole magiche "Questo sì che è un bello smalto".
Non è il Pulitzer per la ceramica, ma per ora mi accontento.

giovedì 10 settembre 2009

Se hace camino al andar



Machado diceva "Golpe a Golpe, verso a verso, se hace camino al andar" (Colpo dopo colpo, verso dopo verso, la strada si fa mentre si cammina). Si procede a piccoli passi, si inciampa e si avanza anche quando sembra di essere fermi.
Nella fattispecie la vita del ceramista in erba è parca di soddisfazioni. Sarà perchè in questa società industrializzata e di consumo l'artigiano è un anacronismo, sarà perché pochi riescono a concepire l'ostinazione che serve per inseguire una passione così impegnativa. D'altronde, si sa, la passione è come l'esperienza, difficile da trasmettere. Riesce vagamente avvilente constatare che ciò che a me costa fatica e tempo spesso non significa molto per chi non capisce il lavoro manuale o semplicemente non conosce (sopratutto se ama circondarsi di marchi e di firme).
Questo è un percorso lungo, solitario e scarsamente condivisibile. Un conto è condividere un viaggio, un altra storia è vedere le foto di un giro in cui non si è stati, non si può pretendere più di tanto trasporto. Per questo forse non trovo l'entusiasmo che mi aspetto. Per questo qualche volta mi succede di dispiacermi quando non trovo incoraggiamento. Certo il dispiacere non dura molto e questo viaggio subito mi stuzzica con un'altra esperienza, una nuova tecnica da provare, un'idea improvvisa, uno scarabocchio su un pezzo di carta che mi fa tornare la voglia di rimettere le mani in pasta. Si riparte per altra destinazione.

Me ne frego se non si capisce, a me questo viaggio piace un mondo.
PS. Allego foto di due paesaggi che mi sono piaciuti molto.

venerdì 7 agosto 2009

Scampato il soliloquio


Qualche volta ci si sente molto soli in questo iperspazio...
Il mondo è un luogo molto solitario per i ceramisti...
Elucubri...
Lanci un messaggio in una bottiglia fatta a forma di pagina blog...
(apro una parente senza squartare nessuno: di bottiglie si parlerà in un prossimo futuro, nuovo appunto mentale a cui dare seguito...)
Poi qualcuno ti dice di aver visto il blog e di averlo apprezzato, non si tratta di folle di lettori of course, ma finalmente ci si sente accompagnati...
Eppure mai un commento, nessuno che abbia mai raccolto una fottutissima bottiglia.
Dopo un cospicuo numero di lanci e un anno e mezzo di elucubrazioni senza riscontro, per la verità stavo incominciando a considerare l'idea di cambiare il sottotitolo di questo blog in "soliloqui di un ceramista in erba"...
Ma è successo qualcosa...
Uno dei miei (2) numerosi lettori mi ha informata che per commentare il mio blog era necessario registrarsi. Certo non mai considerato il punto di vista del lettore che deve registrarsi, fornire i propri dati, ricordarsi una nuova password, solo per lasciare un commento.
Ah l'illuminazione!! Bastava cambiare una preferenza su blogger!!!
Ecco quindi l'annuncio Urbi et Orbi:
HO ABILITATO I COMMENTI A CHIUNQUE!
Adesso fatevi sotto, folle impazienti: COMMENTATE!!!!!!!!