domenica 8 maggio 2011

Il fascino della terra cruda / The appeal of greenware

Mi sono sempre chiesta per quale motivo trovo più entusiasmanti gli oggetti in corso di lavorazione degli oggetti finiti. La terra foggiata ma ancora cruda è piuttosto inutile, ma esprime appieno il fascino della ceramica, cioè la materializzazione di un'idea non ancora compiuta e perciò al massimo delle sue potenzialità. E' un po' come un sogno che inizia a prendere corpo, non è più solo un concetto astratto e sfuggente. Ha una sostanza, anche se perfettibile, che proprio perché perfettibile contiene il seme della massima bellezza. Ovviamente in quanto ancora cruda la forma è ancora reversibile, ed ecco che sempre più spesso - sto diventando esigente - l'oggetto tornito non supera il giudizio dell'autore e finisce nel secchio dell'argilla da recuperare, di ritorno allo stato di pura materia informe.  L'oggetto cotto e smaltato invece è ancora è scarsamente passibile di modifiche (al massimo si può ricuocere lo smalto o fare un terzo fuoco, entrambe pratiche estreme ed antieconomiche per quanto mi riguarda), è perciò finito nel senso di non più infinito, cioè privo di possibilità di ulteriori sviluppi, privo di futuribilità. So di star sconfinando nel filosofico, ma il fascino dell'incompiuto è un parametro guida della mia immaginazione. I momenti più esaltanti della mia vita sono sempre stati quelli in cui ho prefigurato scenari che sarebbero stati successivamente smentiti dalla realtà del vissuto. Infatti, raramente l'esperienza è all'altezza dell'immaginazione e forse è questa la chiave del fascino che l'argilla informe esercita su di me. Può essere ogni cosa, o quasi, al punto di dare un senso di smarrimento o di imbarazzo, ma una volta avviata verso la forma l'argilla a me dà un senso di progettualità molto più soddisfacente del risultato finale stesso. In foto due delle mie eterne ossessioni: foglie e spirali attualmente in corso di lavorazione.


I've always wondered why I find unfired pots far more interesting than actual finished ware. Greenware is pretty useless in practical terms, but it represents ceramics at its most fascinating. It embodies an unfinished idea, therefore it embodies a full spectrum of possibilities. It's like a dream that's just beginning to become true, not just an abstract, fleeting thought. It is substance and yet it is perfectible, which means that it still holds potential for beauty. On the other hand, of course, being unfired, greenware can still be reversed into pure material and end up in the clay reclaiming bucket, something that is actually the more common as I become the more demanding.  Finished ware is still liable to be altered by a third fire - which actually does not fall within my habits - but it is finished, or rather no longer infinite, no longer capable of developing. I know this is becoming philosophical - bear with me if you can - but beginnings have always been the backbone of my imagination. The most exciting moments of my life were those in which I was imagining scenarios that life would later prove wrong. As a matter of fact, very rarely experience measures up to immagination: maybe this is the reason why I am so seduced by formless clay. It can be anything, or almost anything, to the point of inspiring dismay or embarrassment, and yet as soon as it becomes form clay gives me a sense of purpose that I find a lot more rewarding than the final result.  In the pictures two old obsessions of mine, leaves and spirals on pots currently in process.



4 commenti:

L'Officina ha detto...

Sì, penso di capire. Finchè l'idea sta ancora nella testa, poi nelle mani e poi in modo ancora non finita e definita nella terra secca, è perfetta. Solo la realizzazione pratica dell'idea ci fa render conto di quanto poi le nostre mani e la nostra capacità pratica è lontana dalla perfezione dell'idea. Per me questo a volte è molto frustrante, anche se il risultato finale ha una bellezza sua, privata, che è diversa da quella che io avevo progettato.
Non sempre le sorprese, anche se belle, mi possono piacere.....

sil ha detto...

Infatti è proprio così, in ceramica le sorprese sono all'ordine del giorno. E anche se agli altri piacciono, io i risultati li misuro a fronte dell'idea che avevo in testa. Magari ha degli altri pregi, ma non era quello che mi aspettavo...

roberta cobrizo ha detto...

quanto è vero!

alberto ha detto...

Caspita… bellissima riflessione, che condivido appieno.
Complimenti per i tuoi lavori.
Alberto