domenica 27 marzo 2011

Di impollinazione incrociata ed altri fenomeni/Cross impollination and other phenomena

Quando ho iniziato a fare piccoli oggetti in ceramica da usare come monili ero convinta di volere vedere che uso se ne sarebbe fatto fino in fondo. Non volevo cederli prima che si fossero trasformati in orecchini, collane o altro. E quindi mi sono attrezzata per costruire gioielli, ho imparato da zero a lavorare il filo metallico, ho scoperto che esistono componenti dai nomi per lo più incomprensibili ai non addetti: schiaccini, monachelle ed altre voci il cui significato e utilizzo ho dovuto cercare in rete. Ed anche qui la world wide web stupisce per la quantità di risorse. In altre parole, ho imparato a costruire bijoux.

Poi il vetro è entrato di prepotenza nella mia vita e man mano che imparavo a fare le perle a lume il numero di oggettini in attesa di destinazione aumentava. La questione è semplice. Per imparare bisogna fare esperimenti, "provare a fare", e il risultato dei tentativi, la maggior parte delle volte perfettibile, si accumula. Per fortuna le perle ci stanno in una scatola. Con la ceramica è stata più dura. Durante gli anni in cui imparavo a lavorare l'argilla ho saturato l'intorno familiare di tentativi gradualmente sempre meglio riusciti di tazze, brocche ed altro. E quando nell'espressione dei riceventi ho iniziato a leggere regolarmente un malcelato disappunto (ancora ceramica ?), ho deciso di comprare degli scaffali in cui tenere la mia prole. Ed ho iniziato a vendere ceramica.


Le mie perle hanno fatto lo stesso percorso, con la differenza che, trattandosi di componenti, posso cederle e poi stare a guardare che cosa diventano. Lasciando andare i miei piccoli figli di vetro e ceramica e posso vederli crescere in altre mani, posso entrare nel processo creativo di altri e posso ricevere in cambio degli ottimi spunti per i miei nuovi sviluppi, un pò come succede per le piante, per impollinazione incrociata.

Ecco cosa ha fatto Alessia, di Beads and Tricks con il gusto e la perizia che la contraddistinguono, con le perline di Silviabeader (she pots, she beads).




When I started to make clay beads I thought I wanted to follow the process through, and see what they finally became, whether earrings, or a necklace. I was too jealous to give some of the process away. The fun part was learning how to handle metal and use pliers, a chasing hammer, and learn the meaning of words I had no previous knowledge about: split rings, bead caps and what not. As usual the web was my teacher, and I learnt how to make jewels.

Then glass came along . Teaching myself how to lampwork involved producing a number of beads I could really not see the purpose of, because that's the way I learn, by trial and error. My bead box so grew fuller and fuller with idle little things whose only function in existence was to make me learn.   It was a process I had gone through before. In my early years as a potter the only way to learn was to make,and the results I lavishly gave away to family and friends. Until one day I started to read disappointment in the eyes of the receivers (Oh, let it not be clay again!!). Then I bought a shelving system and started to sell pots. 

It was the same thing with my beads, other than they are not finished products, so I can give them away and wait to see what they become. In other words I can interfere with someone else's creative process and let the feedback influence my work, by a phenomenon similar to cross-impollination. 

So here is where I wanted to get. I'm proud to show what became of my clay beads in the hands of  Alessia, of Beads and Tricks. My beads, her taste and skill. 

2 commenti:

Alessia ha detto...

Silvia hai scritto un post bellissimo, in cui si sente l'importanza di credere in quello che facciamo e la voglia di condividerlo per crescere... di nuovo, anche qui, ti dico che è stato e sarà sempre un privilegio lavorare con materiali unici, e così belli come il tuo vetro e la tua ceramica.
Grazie!
Alessia

roberta cobrizo ha detto...

...e si percepisce la saggezza nel riconoscere i propri limiti e la fiducia nel barattare le proprie conoscenze.
Bell'esempio. Chapeau.