giovedì 9 settembre 2010

Mea culpa e dichiarazione d'amore

In questi ultimi tempi sono stata un po’ distratta rispetto alla ceramica. La passione si era sensibilmente raffreddata e, come succede in tutti i rapporti d’amore, questa disattenzione aveva aperto un varco in cui si era insinuata un’altra presenza…il vetro. Un mondo parallelo e nuovo da esplorare con l’abitudine alla ricerca che mi viene da una diecina d’anni di sperimentazioni con la creta. Un universo affascinante, anche se infinitamente più piccolo della galassia ceramica, che mi aveva occupato la testa e il tempo dei giochi, lasciandomi un vago senso di colpa rispetto al mio amore ufficiale. Non mi rivolgevo più ai miei libri sacri in cerca di lumi, sfogliavo distrattamente i periodici specializzati appena consegnati dal postino…

Poi domenica scorsa, sfidando i miei limiti fisici e geografici, ho deciso di affrontare 8 ore di treno per fare un blitz a Faenza e vedere Argillà, probabilmente l’evento ceramico più grosso d’Italia. E proprio lì, mentre toccavo avidamente gres tedesco e francese e traslucide porcellane, mentre osservavo con venerazione smalti cristallini, mentre trovavo interlocutori che parlavano la mia stessa lingua in una Babele di creta, proprio lì è riavvenuto il miracolo, la liquefazione del sangue di quale che sia il santo dei ceramisti.

La sera sono risalita sul treno con l’urgenza di chi deve rivedere un amante, con l’ansia colpevole di qualcuno che ha qualcosa da farsi perdonare e l’indomani ci siamo ritrovati. Grazie a Dio non è stato come la crudele prima volta, piuttosto ci siamo ripresi proprio da dove ci eravamo lasciati.
Ho reimpastato l’argilla abbandonata nei secchi la primavera scorsa, ne ho fatto quattro pezzi e uno alla volta li ho foggiati sul tornio. E qui va la dichiarazione: IO AMO L’ARGILLA, amo sentirne il tocco sulle mani, amo l’epifania del momento in cui la plasmo contro la forza centrifuga (quando riesce), amo l’assenza di limiti della materia informe e allo stesso tempo sono traumatizzata dalle infinite possibilità.
E adesso, adesso ne ho la certezza. Anche se potranno esserci momenti di noia, fisiologici cali della passione e magari anche qualche intrusione esterna, adesso io lo so: questo è un amore che sarà con me sempre.

In foto, gli straordinari smalti cristallini matt di Yves Lambeau.

giovedì 2 settembre 2010

La meraviglia nelle piccole cose (potter abducted by the glass bug)

Qualche tempo fa sono stata rapita da un alieno: il virus del vetro. Fa una strana impressione essere in un laboratorio di ceramica, circondati da oggetti di dimensioni macroscopiche, vasi, ciotole, brocche, seduta a un tavolino con il cannello, concentrata su una pallina di vetro di un centimetro di diametro. E' un cambiamento di scala che mi sorprende per la minuzia dei dettagli, si lavora con canne e fili di vetro che vanno dai 6mm al millimetro di spessore, qualche volta anche meno. E poi mi untrippo su un particolare (mi rendo conto che la parola intripparsi è un desueto retaggio degli anni '80) , sul modo in cui  il vetro si muove come un magma incandescente o come intrappola una bollicina d'aria, che diventa un piccolo occhio spalancato o uno specchietto che riflette la luce 
Ad ogni modo si fanno progressi nella tecnica a lume e non molti sul fronte ceramica di questi tempi, ma se riesco ad andare a Faenza questo fine settimana potrei tornare con una valanga di idee da infondere nell'argilla.  

giovedì 22 luglio 2010

Il pollaio mediatico e il rischio di plagio

In questi giorni sono stata coinvolta, a dir la verità inconsapevolmente, in una polemica sul plagio tra "creativi" della worldwide web. Già la parola "creativo" mi dà il prurito, mi porta suggestioni legate al design e alla moda con le quali personalmente ho poca affinità.


Il problema è sorto su una vetrina di gioielli di facebook: un utente ha allegramente e integralmente scopiazzato un motivo spacciandolo per proprio. La cosa era abbastanza ridicola perché ha copiato il motivo vincitore della copertina della stessa vetrina (per capirci, la foto del mese della vetrina), pubblicando poi la copia sullo stesso mezzo. L'autore dell'originale - inutile nasconderci dietro a un dito - peraltro già nominata su questa pagina, è una creatrice di gioielli e blogger con un'allucinante seguito di più di 600 lettori fissi, Alessia Spalma di Beads and Tricks. L'ho già citata qui per il gusto che esprime nelle sue cose e per la generosità con cui condivide i trucchi della sua arte.
Alessia si è indignata nel vedersi scopiazzata, ha esternato su facebook, ed è seguita una lunga discussione in cui qualcuno ha preso fischi per fiaschi e a un certo punto ha citato me, nome e cognome, come autore del misfatto. Vagamente divertita, sono intervenuta sia per chiamarmi fuori - quando imito cerco sempre di citare le fonti - ma anche per relativizzare. Ognuno di noi impara per imitazione, ma certo è poco furbo proporsi con la propria, tra l'altro scadente copia da principiante, sullo stesso mezzo. Quando si studia uno strumento, ci si forma a un mestiere, non si può prescindere dagli esempi. Si copia per imparare e solo quando si è padroni di una tecnica, di un materiale, di uno strumento, si può pretendere di personalizzare. Se improvviso sul flauto dopo la prima lezione faccio rumore, non jazz.
Nel campo delle arti il problema è spinoso. Ricordo che tempo fa la mia amica ceramista Whitney Smith si era inalberata allo stesso modo perché un principiante offriva su Etsy una bruttacopia delle sue scodelle matriosca a fior di loto. E ricordo anche di essermi stupita della reazione, perché non si può pretendere di avere il copyright del fior di loto o delle scodelle concentriche. Il problema è di nuovo che il principiante le ha offerte su Etsy, proprio dove erano gli originali.
Ad ogni modo, in questi frangenti la mia politica è la seguente:
1. Cercare di incorporare ciò che mi piace (a rischio di copiare) nel mio ambito di ricerca (la ceramica e il vetro)
2. Citare la fonte quando so di prendere spunto spudoratamente.

Il resto dipende, credo, dall'onestà personale, dalla personale perizia nell'uso del mezzo, e dal gesto che è infuso nell'oggetto, che è ciò che alla fine distingue la qualità artigianale-artistica sia dal prodotto industriale che dal prodotto di un dilettante.
La vita è dura per chi ha stima del lavoro manuale. Non bastava la concorrenza dell'industria, ci si mettono anche i copycats (gli imitatori).
Un'ultima considerazione sull'uso della rete come vetrina. Ero convinta che fosse un toccasana per quelli che come me sono negati per il commercio. Avere un negozietto elettronico potrebbe essere la soluzione per commercializzare in qualche modo ciò che si produce (lo sanno i miei scaffali pieni di ceramica inevasa), ma la diffusione delle proprie immagini sull'arena globale è sicuramente un'arma a doppio taglio. La rete è estremamente democratica e dà le stesse controindicazioni della democrazia.

In foto due braccialetti con le mie sudate perle in vetro lavorate al lume. E quando dico sudate, non lo dico a caso. Cosa ne dite di lavorare a 10 cm da una fiamma che sviluppa oltre 600 gradi in questa estate in stile indiano??

venerdì 16 luglio 2010

Anticipare i tempi

Oggi è arrivato il numero Luglio/Agosto di Pottery Making Magazine. Sono perplessa, anzi, sono veramente perplessa!!!! Che io abbia il potere di precorrere i tempi??? Su questo blog nei mesi scorsi ho dettagliatamente trattato tre degli argomenti di cui si occupa PMI in questo mese. Nella sezione "In the mix" c'è infatti un articolo del mitico Robin Hopper che parla, per la verità in modo più dettagliato che nei suoi libri, della pasta egiziana con cui ho sperimentato nei mesi scorsi (vedi qui e qui). Peraltro l'unica illustrazione di un prodotto finito è una brutta collana che non arriva neanche ai tacchi delle mie, ad esempio di questa in pasta al rame e rame martellato.
Poi la sezione "Supply room" si occupa dei treppiedi e supporti da forno di cui ho reso conto qui.
E a rincarare ulteriormente la dose, la sezione "Tools of the trade" parla invece dei fornetti per i microonde con cui mi sono auto-iniziata alla cottura del vetro, anche se l'articolo riguarda esclusivamente la cottura di piccoli oggetti in ceramica.
Sono perplessa. Avevo fatto l'abbonamento a PMI cercando nuovi spunti e nuove idee e questa volta invece sono arrivata prima io. Sono troppo avanti!!! 


ps. sto sviluppando senso di colpa nei confronti della ceramica, la sto trascurando troppo mentre imparo a fare le perle al lume, ma questo nuovo gioco è troppo coinvolgente: ho paura che dia dipendenza.

venerdì 2 luglio 2010

Teoria e pratica

Lo scorso gennaio ho partecipato a un corso di tecniche costruttive tenuto dalla celebrata Lana Wilson a San Diego, California. Dell’approccio dell’artista al materiale mi è rimasta in mente l’istintività con cui Lana arricchiva le sue costruzioni, un’istintività raggiunta tramite una vita di disciplina come “production potter” e con la scelta di allontanarsi dalla produzione in serie per creare oggetti d’arte, one-of-a-kind. L’apparente semplicità con cui lei pennellava ingobbi, toglieva strati e li reincollava sulle lastre, infatti mi aveva tratta in inganno. Cosa ci sarà mai di complicato in questo? Aggiungi i coloranti alla terra liquida e poi pennelli le lastre, scavi con gli attrezzi, stendi con il mattarello e poi costruisci le forme. Semplice, no? Eppure tornata a casa la sperimentazione si è dimostrata più ardua del previsto. Io mi ero già prefigurata una serie di piatti coloratissimi da portare a tavola e invece subito mi sono arenata sul problema di trasporre gli insegnamenti di Lana ai materiali reperibili qui. Non avrei potuto usare il gres bianco (Laguna 50/50) di Lana ma la terra rossa di Nove, sfruttandone magari l’effetto e il contrasto. Per iniziare non avrei usato i pigmenti da alta temperatura (visto che i miei smalti maturano a 1000°C) ma avrei fatto gli engobbi con i colori da sottocristallina che ho già in casa, con l’aggiunta di un bel pigmento rosso da bassa temperatura comprato a San Diego. Eppure – mi ci vuole un altro eppure – ho passato vari mesi a cercare di venire a patti con tutti questi adattamenti, senza peraltro risolvere alcuni dei problemi che io stessa mi sono creata.
Il nocciolo della questione è che per stratificare gli ingobbi senza che si sporchino tra di loro è necessario attendere che siano asciutti al tatto, ma poi per manipolare le lastre e costruire oggetti è indispensabile riportare umidità all’impasto. Compromessi, sempre compromessi. Ho provato a costruire piatti ricavati da lastre piegate, tagliate e ricucite, scoprendo che le cuciture si aprono miseramente anche lasciandole asciugare per settimane. Ironia della sorte, ho anche scoperto che il bellissimo pigmento rosso di San Diego era a bassissima temperatura – virtualmente inutile visto che è completamente sparito a 1020°C. Perciò ho scartato l’idea di piegare le lastre e ho iniziato a costruire scatole con le lastre piatte, con un maggiore successo.
Colta da entusiasmo, ho pensato a un’installazione di scatole decorative ma mi sono stufata dopo la seconda, probabilmente perché non riesco ancora a trovarci un’utilità. Poi ho cambiato nuovamente impasto e ho deciso di tentare la sorte con le scatole raku, per provare i coloranti su base bianca e vedere che effetto fa la cavillatura su una superficie già sovrabbondante. Della cottura raku prò racconterò in un altro post, visto che ci hanno fatto un intero servizio fotografico.
Ad ogni modo, ecco i risultati a cui sono arrivata finora. Certamente non esauriscono la ricerca, ma per ora questo è quanto.
Nelle foto scattate da Claudia Dorkenwald le scatole Lana-style, due in terra rossa con cristallina matt, ossidazione in forno elettrico e due in refrattario.

sabato 26 giugno 2010

Made in Italy: Vetlo di Mulano??

Non è facile la vita dell'artigiano, specialmente in un mondo che non dà valore al lavoro manuale. Difficile far capire per quale motivo una tazza foggiata a tornio e decorata a mano costi quanto due o tre tazze comprate al supermercato. E poi ci sono i furbacchioni tra gli artigiani stessi. Metti il caso del vetro di Murano e delle perle al lume. Una collega "artigiana" del vetro, a cento metri dal mio stand, ha allestito una postazione per la dimostrazione delle perle al lume, con tanto di cannello e bombole di propano/ossigeno.


Che fortuna - ho pensato. Finalmente riuscirò a vedere la tecnica dal vivo e a fare tutte le domande a cui non riesco ancora a dare risposta. E in effetti, la signora qualche perla la fà dal vivo, riscuotendo grande interesse tra le persone che poi sono invogliate ad acquistare gli oggetti che credono di aver visto nascere. Che "credono" di aver visto nascere, perché la signora magari le perle le sa fare, ma vende vetro cinese usando l'amo delle perle veneziane come specchio per le allodole.
Che delusione, manco gli artigiani vendono più artigianato, ai mercatini come a Venezia. E infatti, la "artigiana" (quante virgolette in questo post avvelenato), in separata sede ha ammesso che lei in realtà si ritiene un'ideatrice di perle che poi le fa fare da altri, ommettendo di dire che questi altri non sono artigiani, e tanto meno veneziani.


Si badi bene, dai cinesi non c'è che da imparare la capacità di cogliere le opportunità, soprattutto quelle che noi ci facciamo scappare. Certo è giusto che il consumatore sappia cosa compra e che il commerciante non finga di essere ciò che non è. E magari che queste sedicenti "mostre dell'artigianato" esercitino qualche tipo di filtro per evitare la presa in giro.
Ad ogni modo, forse una speranza c'è, a giudicare dalla cronaca del Gazzettino di oggi.
Venezia. Vetro di Murano "made in China": sequestrati 11milioni di articoli

Nei guai 3 società: due nella "patria" del vetro e una a Jesolo
Con un cambio di etichette cocci trasformati in artigianato


In foto due braccialetti di perle al lume fatte da me. 

mercoledì 23 giugno 2010

Ricorrenza di giugno: Mostra dell'Artigianato Artistico Città di Feltre

Non avete sbagliato pagina, ho solo cambiato la faccia di questo blog. Non avendo avuto il tempo di andare dalla parrucchiera a cambiare il mio look, mi accontento di questo.
Fine giugno è tradizionalmente il periodo in cui faccio l'unica (per il momento) fiera dell'anno, la Mostra dell'Artigianato Artistico Città di Feltre, che si terrà da domani sera, giovedì 24 giugno fino a domenica 27. Stesso luogo, più o meno lo stesso allestimento, ceramiche vecchie e recenti e - novità - una serie di gingilli, collane, braccialetti e sopratutto orecchini, costruiti attorno alle perline di ceramica di cui ai post precedenti, in pasta egiziana, raku o ossidazione e alle perle al lume con cui mi sto divertendo ultimamente.
Non ho abbandonato la ceramica, per la verità ho anche ripreso in mano il tornio in vista di un progetto di stoviglie color ambra di ferro in terraglia con decalcomanie. Altro discorso da continuare in altro momento.
Ridiscesa nel mondo reale del vasaio comunque, ho subito ricordato come mi si conciano le mani lavorando l'argilla al tornio. Ne ho ricavato un'unghia abrasa e la rimozione del "tatuaggio" di henné che mi ero fatta fare sul polso e l'avambraccio da una signora marocchina (di cui peraltro andavo piuttosto fiera).
Ecco dunque l'annuncio formale degli argomenti che tratterò nei post che verranno, una promessa e un promemoria.
- esiti del corso di costruzione manuale di Lana Wilson: trasposizione della tecnica di Lana in bassa temperatura, in ossidazione e riduzione.
- cottura raku di fine maggio: scatole e perline
- escursione nel mondo del vetro: perle al lume, vetrofusione e  nuovo forno multifunzione Prometheus Pro 7.
Per il momento corro a stampare i miei bigliettini per la mostra. Siete tutti invitati!!!!