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sabato 31 maggio 2014

Bignami degli ultimi mesi

Sempre meno voglia di scrivere o di fare foto...
Non che non ci siano novita', sono tornata a Murano e questa volta sono andata a cogliere perle di saggezza dalla talentuosa Elena Rosso di cui forse raccontero in un'altra occasione, e soprattutto finalmente lo studio, ovvero quello spazio che da 6 anni attende di diventare bottega e ufficio, e' finalmente in costruzione. Questo non significa che ne vedremo la fine a breve, ma se non altro avanza.


In primo piano la griglia apotropaica, ovvero un augurio di poter usare lo spazio e l'allegato giardino in modo conviviale. Questa piccola loggia ha molta storia ed e' situata in un  luogo particolarmente sensibile in termini archeologici. 

L'apprendistato creativo e' andato avanti. In tema di ceramica si procede, lentamente, con la sperimentazione di smalti ad alta temperatura su gres. Sono possibili sviluppi a breve, anche se con la pressione dell'unico appuntamento pubblico a cui partecipo, la Mostra dell'Artigianato Artistico Città di Feltre, dubito di riuscire ad avere la concentrazione necessaria per studiare smalti. Anche perche' sono, al solito, traviata dal vetro e dalle sue infinite variazioni. Nell'ultimo periodo infatti ho cercato modi in cui utilizzare le perle barocche che di tanto in tanto mi scappano, e in prima battuta sono venuti fuori alcuni anelli rivettati su rame e alluminio. 



Statement rings direbbero alcuni, armi improprie direbbero altri.


L'evoluzione naturale di questi anelli è stata l'abbandono (temporaneo) delle perle e dei rivetti in favore dei cabochon e dei castoni, via l'acquisizione di una nuova serie di tecniche, tra cui la temuta saldatura, prima su rame, poi su argento.



Solo dopo aver acquisito confidenza con il taglio, la limatura e la saldatura, e dopo aver sconfitto il timore reverenziale dell'argento (nonché lo scrupolo economico), sono venuti fuori questi, fin qui il punto d'arrivo.

martedì 18 dicembre 2012

Finalmente, Murano


Il 23 novembre è stato un giorno epocale per più di un motivo. Dopo due anni di esperimenti solitari con il vetro a lume, dopo una crescita per approssimazioni successive (che in inglese si traduce in modo molto più efficace con "by trial and error" ovvero "provando e sbagliando") sono andata a farmi dare una "raddrizzata" da un Maestro (la maiuscola non è casuale) nella capitale mondiale del vetro a lume, Murano. 
Questo significa che per la prima volta nella mia vita ho varcato gli 80 km che mi separano da Venezia, ho preso il vaporetto e sono sbarcata a Murano nella bottega di Davide Penso, maestro del vetro a livello planetario. Sono andata alla fonte a farmi dare una sistemata dal quel Davide Penso ampiamente citato nel libro di Lark Books Masters: Glass Beads: Major Works by Leading Artists


Ovviamente Davide mi ha strapazzata a dovere. Il suo approccio è molto diverso da tutto quello che avevo visto fino ad allora, vale a dire on-line e sui libri, visto che non avevo altra esperienza dal vero. Basti dire che quando mi ha vista lavorare ha detto subito: Ok, vedo che sai fare, ma per me come lavori tu è l'anticristo. 


Davide ha un approccio professionale orientato alla produzione, infatti il suo interesse è per il vetro come materiale dei fantastici gioielli che disegna e realizza. Non gli interessa la singola perla e perciò non vede il senso dello spenderci un'ora sopra. Mortificante ma molto istruttivo. 


Ho imparato molto. Ho corretto qualche problema di impostazione della fiamma e ho avuto delle buone dritte su come modificare la mia posizione di lavoro, ma soprattutto ho imparato ad accelerare la prima parte del lavoro, che è la più noiosa, cioè fare la perla, per poter passare prima alla parte più creativa e interessante, ossia la decorazione. 



Le mie perle adesso sono più tonde e la mia fiamma è più efficace. Probabilmente continuo a fare un sacco di errori, ma mi ci diverto di più perché il tempo che passo al cannello è più produttivo e creativo. Con l'occasione ho fatto più pratica con lo stringerwork, ovvero con i fili di vetro usati per disegnare, e di queste perle sono "abbastanza orgogliosa."


domenica 11 novembre 2012

Il viaggio di Claudia Trimbur-Pagel


Claudia Trimbur-Pagel è tedesca ma vive in Francia. La sua formazione è nel settore della grafica e dell'illustrazione, e questo dato è un elemento che caratterizza la sua esperienza con il vetro a lume. Tra gli addetti ai lavori Claudia è nota per la precisione del suo tratto e la scelta - appunto grafica - dei motivi.

Infatti la decorazione delle sue perle è straordinariamente originale. Non ci racconta l'intera storia: ce ne suggerisce un pezzetto che evoca tutto il resto. Pezzi di volti, di farfalle, pesci e spirali delineati con grande precisione e con un forte potere evocativo. Motivi che sono a momenti naif e quasi ispirati ai cartoni animati e a momenti di grande raffinatezza.





In settembre è uscito il suo libro "Glass Bead Trip", un lavoro impeccabile sia sul piano grafico che su quello dei contenuti.

In tre lingue, inglese, tedesco e francese, con una quantità di illustrazioni sufficienti a fare sbavare il più scafato beadmaker.









E' articolato come una collezione di tutorials (proibitivi per i principianti) per imparare a fare perle con linee sottili, murrine e shards (scaglie sottili di vetro ottenute per soffiaggio), come quelle con le faccine e gli occhi di murrina qui accanto o con i teneri cagnetti di cui vorrei avere un'intera famiglia.




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Oltre che per l'abilità con cui sono eseguite, queste perle si contraddistinguono per il taglio della decorazione, e la scelta dei motivi. Una capacità  che invidio moltissimo e che si spiega solo con le esperienze formative dell'autore e con la sua dimestichezza con le scelte grafiche.

Il volume contiene inoltre un'introduzione alle paste modellabili in argento che insegna a trasformare le perle in gioielli veramente unici, anche se quelli di Claudia non sono alla portata di chiunque.





Un libro pieno di spunti ad alta complessità, con esempi così perfetti da sembrare irraggiungibili.
Il più bel libro di lampworking per non principianti che abbia mai visto. Un libro che mi sarà estremamente utile non appena avrò superato il senso di soggezione che mi provocano le perle e i gioielli di Claudia Trimbur-Pagel.





mercoledì 9 maggio 2012

Evoluzioni circensi

Questa primavera sono attirata dai colori. I contrasti e il chiasso visivo della natura che si risveglia quest'anno fanno presa più del solito.
A partire dalle esperienze con la lamina di metallo sono nati molti orecchini , a cui è seguito un girocollo che mi piace moltissimo, e da qui ho iniziato ad immaginare nuove configurazioni per le perle a lume viste lateralmente.
Risolvendo alcuni problemi di ordine tecnico-progettuale sono arrivata alle questa piccola serie di collane circensi.
CIRCO 1

CIRCO 2


Perché questo nome? Perché per qualche motivo queste vivacissime perle sospese mi ricordano i personaggi del circo e i trapezi. Evoluzioni che rappresentano anche una mia evoluzione rispetto al girocollo precedente.


Le mie perle di vetro lavorate a lume sono montate tramite chiodini in rame smaltati alla fiamma (il problema tecnico a cui ho trovato una mia soluzione) su dei cerchi di rame argentato battuto e saldato.


 Un oggetto divertente da indossare in una giornata di sole.

venerdì 20 aprile 2012

Collane, ovvero " Più foto e meno blah blah blah"

Questa è la volta delle collane. Della prima sono piuttosto fiera.  Si tratta di un'evoluzione degli orecchini di cui al post precedente, che però ha richiesto che mi cimentassi nelle saldature, cosa che ho fatto con la preziosa consulenza del mio orafo di fiducia (Sergio Innocente). L'impostazione generale mi viene da un girocollo di monete che ho sempre invidiato a una mia amica. La collana come oggetto in sé non è una mia passione, ma certo è un modo di utilizzare molte più perle in modo abbastanza libero. In altre parole ho una buona scusa per continuare a fare ancora molte perle (e queste si che sono la mia passione) senza la schiavitù di doverle replicare esattamente.

Questo girocollo ha una serie di particolarità: il rame è tagliato a mano e brunito alla fiamma e martellato, i chiodini sono smaltati sempre alla fiamma in vari colori, le perle sono tutte diverse ma negli stessi colori avorio, turchese, verde petrolio e marrone.



Sul dietro ogni chiodino è saldato al piattino e il fermaglio non è posto simmetricamente perché rimanga dietro al collo, ma in bella vista di fianco all'ultimo piattino. Così è anche più semplice da chiudere. Mi piace molto l'aria rustica-chic che viene fuori dall'insieme.



Questo qui sotto è invece un dettaglio di un'altra collana un po' pazza, sempre sul tema del rame, con charms di vario tipo appesi a un cerchio di rame martellato e saldato (ci sto prendendo gusto).


I charms comprendono una foglia in vetro, chiodini con la testa in vetro, campanelline in rame fatte con i chiodini smaltati e una conchiglia raccolta su una spiaggia di Puerto Rico (ho raccolto un sacco di conchiglie e sassolini, ecco un'idea per l'utilizzo). L'unico elemento di produzione di questa collana è la rosetta in rame che sta tra i chiodino e il fiore.  La trovo buffa e divertente.


Le ultime foto invece sono di un girocollo più serio, fatto con le perle in bianco e nero su cui ho imparato ad applicare i fili sottili di vetro (stringerwork).

Ventitre perle a lume con qualche accento in argentone tibetano, pietruzze riciclate (vintage se volete) e perline di conteria. Mi piace come lo stringerwork sdramatizza la serietà del girocollo in bianco e nero. Non proprio il mio stile (ammesso che io ne abbia uno), ma mi piace.



 Questo è un post esclusivamente fotografico e descrittivo. Fin qui ho sempre cercato di avere qualcosa da dire prima di scrivere in questa sede, ma sono arrivata alla conclusione che non sia una cattiva idea fare vedere le cose che faccio senza per forza dover parlare di massimi sistemi. Più foto e meno blah blah blah quindi. Enjoy!

sabato 26 giugno 2010

Made in Italy: Vetlo di Mulano??

Non è facile la vita dell'artigiano, specialmente in un mondo che non dà valore al lavoro manuale. Difficile far capire per quale motivo una tazza foggiata a tornio e decorata a mano costi quanto due o tre tazze comprate al supermercato. E poi ci sono i furbacchioni tra gli artigiani stessi. Metti il caso del vetro di Murano e delle perle al lume. Una collega "artigiana" del vetro, a cento metri dal mio stand, ha allestito una postazione per la dimostrazione delle perle al lume, con tanto di cannello e bombole di propano/ossigeno.


Che fortuna - ho pensato. Finalmente riuscirò a vedere la tecnica dal vivo e a fare tutte le domande a cui non riesco ancora a dare risposta. E in effetti, la signora qualche perla la fà dal vivo, riscuotendo grande interesse tra le persone che poi sono invogliate ad acquistare gli oggetti che credono di aver visto nascere. Che "credono" di aver visto nascere, perché la signora magari le perle le sa fare, ma vende vetro cinese usando l'amo delle perle veneziane come specchio per le allodole.
Che delusione, manco gli artigiani vendono più artigianato, ai mercatini come a Venezia. E infatti, la "artigiana" (quante virgolette in questo post avvelenato), in separata sede ha ammesso che lei in realtà si ritiene un'ideatrice di perle che poi le fa fare da altri, ommettendo di dire che questi altri non sono artigiani, e tanto meno veneziani.


Si badi bene, dai cinesi non c'è che da imparare la capacità di cogliere le opportunità, soprattutto quelle che noi ci facciamo scappare. Certo è giusto che il consumatore sappia cosa compra e che il commerciante non finga di essere ciò che non è. E magari che queste sedicenti "mostre dell'artigianato" esercitino qualche tipo di filtro per evitare la presa in giro.
Ad ogni modo, forse una speranza c'è, a giudicare dalla cronaca del Gazzettino di oggi.
Venezia. Vetro di Murano "made in China": sequestrati 11milioni di articoli

Nei guai 3 società: due nella "patria" del vetro e una a Jesolo
Con un cambio di etichette cocci trasformati in artigianato


In foto due braccialetti di perle al lume fatte da me. 

lunedì 24 maggio 2010

Nuovo gioco: le perle al lume

C'e un posto nel mio cervello che incomincia a preoccuparsi della fascinazione che il fuoco esercita su di me. Sono attratta dall'incandescenza e dalla fiamma, e quando vado per boschi mi capita di chiedermi, così come magari uno normale si chiederebbe "chissà come si chiama questo fiore" - chissà che cosa resta di questa foglia/sasso/legno se lo cuocio a 1000 gradi??
C'è un'altro posto nella mia mente in cui sono terrorizzata dal fuoco, retaggio di uno spavento infantile, di quando andò a fuoco la falegnameria di mio padre a Buenos Aires e papà si bruciacchiò braccia e sopraciglia per spegnerlo...
Ma il fascino prevale. Forse ciò che mi cattura è la sfida di controllare il fuoco, di misurarmi con lui e sfruttare la sua potenza per i miei scopi.
Ad ogni modo il nuovo giocatolo è un cannello per vetro collegato a una bombola di propano, la stessa che uso per il raku. Il gioco è antico ed è anche una specialità veneziana: le perle al lume. La cosa assurda è che a Venezia si stia perdendo in favore del vetro cinese: vi sfido a comprare vetro di Murano senza essere bidonati, ma questa è un'altra storia.
Avevo pensato di fare un corso per imparare a farle, ma il cannello era qui e funzionava, e in rete ci sono un sacco di video e tutorials... Quindi ecco le prime, tenere perle al lume di silviapotter. Quanto agli orecchini, un grazie a Alessia Beads and Tricks per l'idea del fiore.