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martedì 19 giugno 2012

Kashmir, Rajasthan oppure Henna

Nell'ultimo mese sono riuscita a scollarmi dal cannello - complici le temperature estive - e mi sono rimessa a fare ceramica. Faccio sempre fatica a sottrarmi all'inerzia e cambiare lavorazione. La continuità di un lavoro porta immancabilmente dei miglioramenti, nuove idee, spunti di varianti che porteranno a nuovi sviluppi. Quando sto al tornio tutti i giorni acquisto sicurezza. All'inizio ci vuole sempre un po' di rodaggio, per recuperare la sensibilità al materiale e ricordare i gesti.


Ma il tornio è solo una fase della ceramica, quella che dà la forma. Poi bisogna ritornire, per dare un senso compiuto alla base dell'oggetto, aggiungere manici e/o altre appendici, assemblare pezzi, decorare le superfici, cuocere a biscotto, smaltare e ricuocere. E ogni volta che cambio lavorazione mi ci vuole uno sforzo per iniziare la fase successiva.



decorazione a crudo



 biscotto smaltato in attesa di tornare in forno

In questi giorni mi è venuto spontaneo concentrarmi sulle variazioni dei disegni a barbottina (slip-trailed) con cui decoro le mie superfici crude. 
L'anno scorso erano linee casuali, quest'anno mi sono ispirata a Charan Sachar e i le sue fantasie in stile Bollywood. Seguo Charan da qualche anno, da quando non faceva ancora ceramica a tempo pieno. L'ho contattato quando iniziavo con questa tecnica e lui, gentilissimo, mi ha spiegato come crea i conetti di terra liquida con i fogli di plastica, allo stesso modo in cui le signore indiane preparano l'henné. Io ho continuato a usare siringhe ed altre diavolerie per disegnare con l'argilla liquida, ma questa cosa ha toccato qualche ricordo sommerso.


Jaisalmer, Rajasthan, 1997. Un paio d'anni prima di iniziare un altro viaggio intorno alla terra, nel mondo dell'argilla. Nelle parole di Simon Leach, a lifetime journey.

In quest'ultimo mese ho giocato con la barbottina sulle superfici di vasi, brocche e tazze. C'è qualche suggestione indiana in queste decorazioni: spirali (quale novità), ma anche motivi tessili e mehandi (i disegni di henné).
Avevo pensato di chiamare questa serie Kashmir, per evocare uno dei più begli artigianati del mondo, ma anche i Led Zeppelin, poi per ovvi motivi avevo pensato al nome Rajasthan, ma invece si chiamerà "Henna".



domenica 20 maggio 2012

Ebbene sì, io faccio i vasetti


Questa volta vi racconto di due miei carissimi amici.
Un'amica che ama gli oggetti dotati di anima, cioè fatti a mano, mi presenta al suo compagno spiegando che sono l'autore delle loro tazze. Lui gentilissimo mi saluta dicendo "ah, tu fai i vasetti!!" e la mia amica corregge seccata "Silvia non fa i vasetti, è una bravissima ceramista!!". Nell'immaginario collettivo i vasetti sono il prodotto di piccole mani infantili, un nomignolo vezzeggiativo che però sottintende un'intonazione spregiativa, cose da bambini. Ebbene signore e signori, questa volta io ammetto di aver fatto i vasetti.


Ho fatto una famigliola di budvases, ovvero di vasi da bocciolo. Sono piccoli vasi o bottigliette, la più grande non arriva ai 15cm di altezza, nei quali ospitare fiori di campo salvati dallo sfalcio o qualche fiore ramingo. Io non amo i grandi mazzi di fiori, li trovo sovradimensionati e non so mai dove metterli. Mi piacciono invece queste versioni più piccole e domestiche.


Li ho fatti perché me ne serviva uno per i  mughetti e i fiori di campo raccolti per quest'altro carissimo amico.  
Sono fatti al tornio in terra rossa.


La decorazione a barbottina riprende la mia solita ossessione per le spirali, con qualche suggestione tessile indianeggiante.

Questa volta non mi offenderò se mi presenteranno come quella che ha fatto i vasetti.

martedì 30 marzo 2010

La lezione di Kristen Kieffer

Ieri mi è arrivato il dvd "From Suede to Leatherhard" di Kristen Kieffer e non ho resistito alla tentazione di guardarlo durante l'orario lavorativo. Per un'ora e ventitre minuti mi sono persa tra il violino di sottofondo e la morbidezza delle decorazioni a barbottina che caratterizzano il lavoro di Kristen. Magari non sarà la mia ceramista preferita, ma sicuramente il suo stile neo vittoriano, ricco di dettagli e di sovrapposizioni tono su tono, incarna uno degli estremi da cui sono attratta. Da un lato la precisione, i particolari, la pianificazione preventiva di ogni aspetto della superficie ceramica, dall'altro la spontaneità, il gesto sciolto, l'accoglienza dell'imperfezione in quanto caratterizzante e caratteristica dell'opera fatta a mano. Tra questi due opposti si svolge la lotta per la ricerca di uno stile, di una voce che si materializzi nell'argilla. E in termini tecnici, si tratta di decidere a quale stadio della creazione si desidera maggiormente esprimere questa voce, o alterare la superficie. Risolvendo il problema colore con un unico smalto che viene lasciato libero di giocare sul rilievo, l'estetica di Kristen propone di sfruttare a fondo due momenti dell'indurimento dell'argilla: il cosiddetto Suede, letteralmente la durezza "camoscio", ovvero ancora plastica ma non appiccicosa, fase in cui è ancora possible alterare la forma per pressione e con l'uso di timbri, e Leatherhard, la classica durezza cuoio su cui procedere con l'aggiunta di barbottina secondo le modalità più varie (a siringa, spugna, pennello ecc.). Kristen insegna tutte queste tecniche, come costruire i timbri e stampi per lo sprigging, come utilizzare ben 11 tecniche per la decorazione della superficie, dimostrando inoltre come queste trovino spazio nel suo processo creativo. Una quantità di nuove esperienze da fare, nell'eterna ricerca di una voce personale.