Questo viaggio invernale ha decisamente portato diversi sviluppi in tema di ceramica. Ho visitato un centro per le arti visive nei pressi di Kahului nell'isola di Maui (Hawaii) e li' ho visto al'opera un paio di ceramisti texani; ho visto il lavoro di taluni artigiani hawaiiani (i centri turistici pullulano di negozietti di artigianato che loro chiamano "galleries" decisamente scavalcando la staccionata che divide l'artigianato dall'arte); ho avvicinato il vulcano Kilauea in eruzione e ho osservato le tracce del suo lavoro raku sulle pendici dei crateri, resti di pirite dorata su nera lava. Incredibile quanto la geologia abbia in comune con la ceramica. Ho anche scoperto che i laboratori di ceramica sono propensi agli incendi, verificando di persona cosa resta di essi dopo il disastro. Ho preso un sacco di appunti mentali su spunti che vorrei sviluppare, ma soprattutto, ho visto a Pomona, presso l'American Museum of Ceramic Art (AMOCA) lo straordinario lavoro congiunto di Tom Coleman e Frank Boyden. Coleman e' un maestro nell'uso del tornio e nella formulazione degli smalti. Boyden incide straordinarie figure sulle superfici tornite, evocative di elementi naturali, pesci e uccelli specialmente, mentre altre volte traccia sulla creta riflessioni filosofiche sulla vita e la morte. Gli artisti testimoniano di una collaborazione estremamente rispettosa delle proprie individualita' che si traduce in opere di grande suggestione.
martedì 20 gennaio 2009
Ceramica negli Stati Uniti
Questo viaggio invernale ha decisamente portato diversi sviluppi in tema di ceramica. Ho visitato un centro per le arti visive nei pressi di Kahului nell'isola di Maui (Hawaii) e li' ho visto al'opera un paio di ceramisti texani; ho visto il lavoro di taluni artigiani hawaiiani (i centri turistici pullulano di negozietti di artigianato che loro chiamano "galleries" decisamente scavalcando la staccionata che divide l'artigianato dall'arte); ho avvicinato il vulcano Kilauea in eruzione e ho osservato le tracce del suo lavoro raku sulle pendici dei crateri, resti di pirite dorata su nera lava. Incredibile quanto la geologia abbia in comune con la ceramica. Ho anche scoperto che i laboratori di ceramica sono propensi agli incendi, verificando di persona cosa resta di essi dopo il disastro. Ho preso un sacco di appunti mentali su spunti che vorrei sviluppare, ma soprattutto, ho visto a Pomona, presso l'American Museum of Ceramic Art (AMOCA) lo straordinario lavoro congiunto di Tom Coleman e Frank Boyden. Coleman e' un maestro nell'uso del tornio e nella formulazione degli smalti. Boyden incide straordinarie figure sulle superfici tornite, evocative di elementi naturali, pesci e uccelli specialmente, mentre altre volte traccia sulla creta riflessioni filosofiche sulla vita e la morte. Gli artisti testimoniano di una collaborazione estremamente rispettosa delle proprie individualita' che si traduce in opere di grande suggestione.
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giovedì 20 novembre 2008
E si dirà che ho fatto la civetta...
In realtà ne ho fatta più di una, perché il mio batterista Heinz mi ha chiesto di fare "qualcosa" con una civetta per il compleanno di sua moglie. E allora mi sono documentata, ho visto civette di ogni genere in rete, anzi forse alcuni erano guffi ma avrei fatto fatica a capire la differenza. E il primo risultato è stata la civetta sul manico della brocca, nulla di straordinario, ma la schiena della civetta si è dimostrata un ottimo aiuto per la presa dell'oggetto.
Poi sono venuti i portacandele con le famigliole di rapaci notturni non meglio determinati, ma la sfida maggiore è stata la modifica di un vaso tornito per ricavarne le fattezze da civetta, deformandolo, tagliandone la parte superiore e poi aggiungendo i soliti particolari. Probabilmente, come al solito, mi è piaciuta più l'idea che l'oggetto finito.
lunedì 20 ottobre 2008
Stoke-on-Trent
In agosto abbiamo fatto un giretto per l'Inghilterra e il Galles, ed io non mi sono fatta scappare l'opportunità di buttare un occhio nel museo della ceramica di Stoke-on-Trent. Stoke è il nome della città che fu il centro della ceramica dello Staffordshire, sede delle celeberrime Wedgewood potteries. Volevo fare un giretto senza grandi aspettative, perché mi aspettavo una retrospettiva della ceramica tradizionale, un po' come i nostri musei della maiolica, per i quali ho un rispetto direttamente proporzionale all'interesse che mi suscitano. E infatti ho esaminato senza grande coinvolgimento una quantità di ceramiche riccamente decorate con motivi classici greco-romani persino sorridendo, ancorché tiepidamente, davanti alla brocca-guffo di cui lo Staffordshire va tanto fiero. Ero soddisfatta già dinanzi alle ceramiche tedesche al sale con la loro superficie maculata che mi hanno risvegliato dalla monotonia . Mi avviavo ormai alla fine pensando di avercela fatta a ritornare alla macchina prima della scadenza del disco orario quando, alas! , mi sono imbattuta nelle ultime due sale dedicate alla Studio Pottery: la ceramica del ventesimo secolo. Ho visto una straordinaria collezione di opere ed ho apprezzato dal vero il lavoro dei miti della ceramica del 900: Bernard Leach con la sua ceramica orientaleggiante e il suo simmetrico Shoji Hamada con i suoi servizi da tè in stile inglese; la tanto ammirata Lucie Rie con i suoi caratteristici gialli, Hans Coper, Michael Cardew. I nomi dei miei libri!!! Un'esperienza mistica costatami trenta sterline di multa che ho pagato volentieri (o quasi).
venerdì 17 ottobre 2008
Mea culpa
Non ho più aggiornato ma non sono stata oziosa. Ho prodotto una quantità di oggetti in terracotta, che prossimamente vedranno la luce smaltati, visto che L'IMPIANTO FOTOVOLTAICO FUNZIONA. Con il cielo completamente coperto oggi mi faceva mezzo KW. Mica male eh?
Sto quindi per riprendere gli smalti a bassa temperatura, visto che gli amici mi chiedono di poter usare le stoviglie che aspettano da mesi. E poiché questo è solo un mea culpa, cito solo gli argomenti di cui mi occuperò nei prossimi post:
- visita al museo di Trent-on-Stock, Staffordshire: grandiosa collezione di Studio pottery (ceramica contemporanea per i neofiti)
- lavoro a tema: le civette
- unica cottura raku dell'anno (per ora) e relativi risvolti psichici e socio-culturali.
Approfitto per inserire una foto tratta dalla cottura raku di cui riferirò nelle prossime.
E' un piatto fatto in semire a tornio, ricoperto di sigillata e lavorato con la riserva di vera e sovrapposizione di smalti. L'intersezione ha dato uno splendido marrone variegato. Soliti misteri irrisolti e non replicabili.
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venerdì 11 luglio 2008
Ite, mostra est
Sono stati giorni intensi, ma ne valeva la pena. Ho fatto la mia prima apparizione alla Mostra dell'Artigianato Artistico e Tradizionale Città di Feltre. Uno stanzino angusto all'ingresso del Palazzo Zugni, XVI secolo, posto nella straordinaria cornice di Piazza Maggiore. Le mie ceramiche su scaffali di fortuna - nel senso che è una fortuna che ci fossero - la sapiente illuminazione ideata dal Dott. Rota, tre gerani ed ecco l'allestimento: più olio di gomito che dispendio di mezzi. Ma l'effetto d'insieme era a dir poco commovente e metteva in valore i pezzi in maniera quasi inaspettata, con in più lo splendido colpo d'occhio del settore raku sulla rampa di scale.
Soddisfatta? Assolutamente sì. C'è un futuro per le mie ceramiche? Non ne ho la più pallida idea, ma almeno ora so che ci posso provare.
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martedì 24 giugno 2008
It never rains but it pours
Qui diciamo invece "O sec, o brentana": O è secco o diluvia. Mesi senza avere il tempo di scrivere un post e poi addirittura due nello stesso giorno. Il fatto è che sto smaltando e infornando a nastro per la mia prima mondiale, e quindi continuo a riflettere sui risultati e a immaginare le prossime mosse. Sono usciti abbastanza bene due pezzi
L'altra era una bella sfera a cui ho aggiunto un beccuccio piccolo e dei piedini arricciati. Qui il problema è la decorazione a barbottina con deflocculante. Le bolliccine in qualche caso diventano dei piccoli crateri. Per il resto lo smalto ha delle bellissime ombreggiature blu viola. Ma ci sono un paio di craterini. C'è sempre un ma.. O quasi sempre. Mi incupisco ma poi mi consolo pensando che gli oggetti industriali fatti in serie non hanno di questi problemi.
La brocca rossa
Poteva essere una schifezza, e invece è una meraviglia. Si allontana dal resto del repertorio perché NON E' TONDA. Fu cilindrica in realtà, prima che io schiacciassi, tagliassi e rattoppassi allegramente cercando di costruire il manico. Lo smalto eccessivamente liquido ha poi dato le ombreggiature della superficie. Farò fatica a separarmene, anche perché non so se riuscirò a rifarla.
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