In agosto abbiamo fatto un giretto per l'Inghilterra e il Galles, ed io non mi sono fatta scappare l'opportunità di buttare un occhio nel museo della ceramica di Stoke-on-Trent. Stoke è il nome della città che fu il centro della ceramica dello Staffordshire, sede delle celeberrime Wedgewood potteries. Volevo fare un giretto senza grandi aspettative, perché mi aspettavo una retrospettiva della ceramica tradizionale, un po' come i nostri musei della maiolica, per i quali ho un rispetto direttamente proporzionale all'interesse che mi suscitano. E infatti ho esaminato senza grande coinvolgimento una quantità di ceramiche riccamente decorate con motivi classici greco-romani persino sorridendo, ancorché tiepidamente, davanti alla brocca-guffo di cui lo Staffordshire va tanto fiero. Ero soddisfatta già dinanzi alle ceramiche tedesche al sale con la loro superficie maculata che mi hanno risvegliato dalla monotonia . Mi avviavo ormai alla fine pensando di avercela fatta a ritornare alla macchina prima della scadenza del disco orario quando, alas! , mi sono imbattuta nelle ultime due sale dedicate alla Studio Pottery: la ceramica del ventesimo secolo. Ho visto una straordinaria collezione di opere ed ho apprezzato dal vero il lavoro dei miti della ceramica del 900: Bernard Leach con la sua ceramica orientaleggiante e il suo simmetrico Shoji Hamada con i suoi servizi da tè in stile inglese; la tanto ammirata Lucie Rie con i suoi caratteristici gialli, Hans Coper, Michael Cardew. I nomi dei miei libri!!! Un'esperienza mistica costatami trenta sterline di multa che ho pagato volentieri (o quasi).
lunedì 20 ottobre 2008
Stoke-on-Trent
In agosto abbiamo fatto un giretto per l'Inghilterra e il Galles, ed io non mi sono fatta scappare l'opportunità di buttare un occhio nel museo della ceramica di Stoke-on-Trent. Stoke è il nome della città che fu il centro della ceramica dello Staffordshire, sede delle celeberrime Wedgewood potteries. Volevo fare un giretto senza grandi aspettative, perché mi aspettavo una retrospettiva della ceramica tradizionale, un po' come i nostri musei della maiolica, per i quali ho un rispetto direttamente proporzionale all'interesse che mi suscitano. E infatti ho esaminato senza grande coinvolgimento una quantità di ceramiche riccamente decorate con motivi classici greco-romani persino sorridendo, ancorché tiepidamente, davanti alla brocca-guffo di cui lo Staffordshire va tanto fiero. Ero soddisfatta già dinanzi alle ceramiche tedesche al sale con la loro superficie maculata che mi hanno risvegliato dalla monotonia . Mi avviavo ormai alla fine pensando di avercela fatta a ritornare alla macchina prima della scadenza del disco orario quando, alas! , mi sono imbattuta nelle ultime due sale dedicate alla Studio Pottery: la ceramica del ventesimo secolo. Ho visto una straordinaria collezione di opere ed ho apprezzato dal vero il lavoro dei miti della ceramica del 900: Bernard Leach con la sua ceramica orientaleggiante e il suo simmetrico Shoji Hamada con i suoi servizi da tè in stile inglese; la tanto ammirata Lucie Rie con i suoi caratteristici gialli, Hans Coper, Michael Cardew. I nomi dei miei libri!!! Un'esperienza mistica costatami trenta sterline di multa che ho pagato volentieri (o quasi).
venerdì 17 ottobre 2008
Mea culpa
Non ho più aggiornato ma non sono stata oziosa. Ho prodotto una quantità di oggetti in terracotta, che prossimamente vedranno la luce smaltati, visto che L'IMPIANTO FOTOVOLTAICO FUNZIONA. Con il cielo completamente coperto oggi mi faceva mezzo KW. Mica male eh?
Sto quindi per riprendere gli smalti a bassa temperatura, visto che gli amici mi chiedono di poter usare le stoviglie che aspettano da mesi. E poiché questo è solo un mea culpa, cito solo gli argomenti di cui mi occuperò nei prossimi post:
- visita al museo di Trent-on-Stock, Staffordshire: grandiosa collezione di Studio pottery (ceramica contemporanea per i neofiti)
- lavoro a tema: le civette
- unica cottura raku dell'anno (per ora) e relativi risvolti psichici e socio-culturali.
Approfitto per inserire una foto tratta dalla cottura raku di cui riferirò nelle prossime.
E' un piatto fatto in semire a tornio, ricoperto di sigillata e lavorato con la riserva di vera e sovrapposizione di smalti. L'intersezione ha dato uno splendido marrone variegato. Soliti misteri irrisolti e non replicabili.
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venerdì 11 luglio 2008
Ite, mostra est
Sono stati giorni intensi, ma ne valeva la pena. Ho fatto la mia prima apparizione alla Mostra dell'Artigianato Artistico e Tradizionale Città di Feltre. Uno stanzino angusto all'ingresso del Palazzo Zugni, XVI secolo, posto nella straordinaria cornice di Piazza Maggiore. Le mie ceramiche su scaffali di fortuna - nel senso che è una fortuna che ci fossero - la sapiente illuminazione ideata dal Dott. Rota, tre gerani ed ecco l'allestimento: più olio di gomito che dispendio di mezzi. Ma l'effetto d'insieme era a dir poco commovente e metteva in valore i pezzi in maniera quasi inaspettata, con in più lo splendido colpo d'occhio del settore raku sulla rampa di scale.
Soddisfatta? Assolutamente sì. C'è un futuro per le mie ceramiche? Non ne ho la più pallida idea, ma almeno ora so che ci posso provare.
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martedì 24 giugno 2008
It never rains but it pours
Qui diciamo invece "O sec, o brentana": O è secco o diluvia. Mesi senza avere il tempo di scrivere un post e poi addirittura due nello stesso giorno. Il fatto è che sto smaltando e infornando a nastro per la mia prima mondiale, e quindi continuo a riflettere sui risultati e a immaginare le prossime mosse. Sono usciti abbastanza bene due pezzi
L'altra era una bella sfera a cui ho aggiunto un beccuccio piccolo e dei piedini arricciati. Qui il problema è la decorazione a barbottina con deflocculante. Le bolliccine in qualche caso diventano dei piccoli crateri. Per il resto lo smalto ha delle bellissime ombreggiature blu viola. Ma ci sono un paio di craterini. C'è sempre un ma.. O quasi sempre. Mi incupisco ma poi mi consolo pensando che gli oggetti industriali fatti in serie non hanno di questi problemi.
La brocca rossa
Poteva essere una schifezza, e invece è una meraviglia. Si allontana dal resto del repertorio perché NON E' TONDA. Fu cilindrica in realtà, prima che io schiacciassi, tagliassi e rattoppassi allegramente cercando di costruire il manico. Lo smalto eccessivamente liquido ha poi dato le ombreggiature della superficie. Farò fatica a separarmene, anche perché non so se riuscirò a rifarla.
lunedì 23 giugno 2008
L'avevo detto prima io
La settimana scorsa mi è arrivata la newsletter di Ceramic Arts Daily e indovina? Un ceramista svela i suoi trucchi per la produzione di superfici interessanti in forno elettrico a cono 6 (1200°C). La cosa buffa è che praticamente ripete le mie conclusioni (vedi post precedente).
Il forno elettrico gode di una pessima stampa presso i ceramisti anglosassoni, per non parlare poi della bassa temperatura: bassa temperatura in forno elettrico è l'opzione meno entusiasmante possibile. Qualcuno però trova che la piattezza e la relativa prevedibilità dell'atmosfera ossidante possano essere usate a proprio vantaggio, e per questo ringrazio Richard Zakin e il suo "Electric Kiln Ceramics". Certo, se potessi passare tutto il giorno a prendere il sole mentre controllo il forno a gas adorerei giocare con la fiamma viva e la riduzione. Purtroppo i tempi non sono ancora maturi, e mi devo accontentare di trovare il tempo per smaltare i pezzi e infilarli in forno, programmare il controllore, accendere e sperare bene...
Il che tutto sommato non fa proprio schifo, visto che in questo modo posso fare più cotture in una settimana e soprattutto perché ho trovato il modo di dare alla superficie una variabilità che a volte mi sorprende. Non ho mai visto smalti a bassa temperatura così variegati come i miei (modestamente). Perciò fino all'arrivo del tanto agognato fotovoltaico e delle nuove resistenze, credo che insisterò su questa strada, anche perché, alla faccia di Ceramic Arts Daily, L'AVEVO DETTO PRIMA IO!!!!!!!!!
mercoledì 14 maggio 2008
Non solo una questione di forma
Buffo come ci si eserciti per anni ad addomesticare il tornio, centrare palle di argilla lottando contro la forza centrifuga per ottenere forme regolari e poi, improvvisamente, si incominci a sentire la necessità di modificarle, ovalizzarle, renderle irregolari. Avevo visto le mini teiere di Phong Choo su Pottery Making e poi sono incappata nei suoi video su you tube. E’ incredibile quanto si possa imparare guardando questi filmatini, e in questi l’artista è particolarmente generoso. Rivela trucchi e piccoli segreti del suo gioco con la porcellana. Per esempio, usa barbottina e pasta di carta (paperclay liquida) per incollare i pezzi, e secondo lui l’adesione è molto migliorata. Lo vedremo all’uscita dal forno dei miei pezzi in terra rossa, piccole teiere o salsiere che siano. Per ora è estremamente interessante lavorare in piccolo ragionando sui dettagli più minuti, l’aggiunta di una base, eventuali piedini, texture sul manico e manici nuovi, non necessariamente tirati né convenzionali. Nella foto un esempio.
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