giovedì 23 giugno 2011

I carciofi sono in fiore / Artichokes in bloom

La fine di giugno si avvicina pericolosamente e ormai siamo a ridosso del grande evento annuale, la Mostra dell'artigianato artistico Città di Feltre, che aprirà i battenti giovedì 30 giugno e si protrarrà per tutto il fine settimana.
Quest'anno non sono molto tranquilla. Troppe cose che si accavallano, vicende lavorative complicate e poco tempo, anche perché quest'anno ho giocato molto con il vetro e questo sarebbe già di per sé un'altra arte, che per il momento non mi va di mettere da parte. Dalle mie parti (a Buenos Aires) si dice "el que mucho abarca poco aprieta", chi vuole prendere troppo stringe poco, ed è proprio così che mi sento. Ho fatto troppe cose, speriamo di essere all'altezza.
Ad ogni modo, per coloro che sono curiosi di vedere che fine hanno fatto i miei carciofi, ecco qualche foto. In realtà sono tre scodelle rosse e due gialle, che possono essere abbinate in modi diversi. Carciofi in fiore fuori stagione...

Siete tutti invitati alla Mostra, ci saranno le mie ceramiche a bassa temperatura (carciofi compresi), alcuni nuovi pezzi Raku, e ci sarò io con il mio bobcat (il cannello), per far vedere come si fanno le perle a lume.
Sarò come al solito, in Piazza Maggiore. Se avete occasione di passare, e vi vedrò con piacere.

mercoledì 15 giugno 2011

L'artigianato e le pratiche "green" /One man's rubbish is another man's treasure

Se la figura dell'artigiano è un totale anacronismo nella società dei consumi, le pratiche legate al buon vecchio artigianato e al rispetto dei materiali assumono paradossalmente grande attualità in un mondo che finalmente ha preso coscienza del fatto che le risorse non sono illimitate. Se poi alla vocazione per l'artigianato si aggiunge una discendenza da stirpi di montanari che hanno conosciuto fame, guerre e carestie, e da una famiglia di emigranti "con la valigia di cartone", non ci si deve stupire se ogni volta che vado all'ecocentro per disporre correttamente dei materiali, ritorno con oggetti dismessi per i quali intravvedo una nuova vita. Tale è il caso del tavolino del mio salotto, apparentemente ottone stampato (ma chi lo può dire), riabilitato con un vetro fumée recuperato dallo stesso fornitore.
In laboratorio d'altronde sono innumerevoli le buone pratiche che non solo evitano lo sperpero di materie prime, ma contribuiscono a tenere le sostanze chimiche utilizzate - smalti, ossidi ecc.- sotto controllo.
L'argilla finché cruda va sempre recuperata, e a questo proposito ci sono molte teorie. Io utilizzo vari secchielli - quelli dello yogurt da 1kg di cui ho ampie scorte - per contenere l'acqua che si utilizza come lubrificante sul tornio e che progressivamente si sporca di argilla e diventa sempre più densa. Il secchiello con l'argilla più densa va lasciato decantare fino a poter spostare la melma su un catino di gesso (coperto da un telo di cotone) che assorbirà l'acqua e consentirà di ottenere un impasto lavorabile da rimettere nel ciclo produttivo, con l'accorgimento di sbatterlo perbene per evitare di trovarci successivamente bolle d'aria.
Per lo smalto vale la stessa regola. E anche in questo caso sono utilissimi i miei secchielli da yogurt in cui lavo le spugne con cui pulisco i versamenti di smalto e sciacquo contenitori e attrezzi che ne vengono a contatto. Lo smalto recuperato va filtrato per rimuovere le impurità - specialmente i pezzettini di spugna - ed è subito riutilizzabile. Il risultato è il mio smalto "monster" dalle caratteristiche non proprio certe, solitamente un blu variegato ma ovviamente variabile che può sempre essere utilizzato, anche a sorpresa, senza test preventivi, per ricoprire l'interno poco visibile di vasetti e bottiglie.
Quanto agli altri materiali da laboratorio, per i secchi oltre che al supermercato (nel caso dello yogurt) mi rifornisco dal gelataio locale che butta via i contenitori da 5g di panna, eccellenti per ogni uso e indispensabili per rallentare l'asciugatura dell'argilla e contenere smalto. Per gli scaffali invece ho la fortuna di avere un amico che abita davanti al supermercato del paese e mi avverte quando ci sono delle opportunità: ho una serie di espositori a griglia plastificata gentilmente offerti dai produttori di patatine. Ma gli scaffali più utili in assoluto sono senz'altro le cassette in plastica dell'uva, leggere, impilabili, facili da spostare e da utilizzare in ogni fase di lavorazione della ceramica, nonché per il trasporto degli oggetti finiti verso i rari mercatini a cui partecipo. Gli esempi potrebbero continuare, ma la conclusione è che nell'artigianato sono molte le opportunità di riuso, purché si abbia fantasia e si sia disposti a usare olio di gomito. Infatti ciò che per qualcuno è rifiuto per qualcun'altro può essere un tesoro:  "one man's rubbish is another man's treasure".

In foto qualche oggetto finito con sullo sfondo alcuni miei fidi secchielli dello yogurt.

domenica 29 maggio 2011

Operazione carciofo /The Artichoke Operation

Non tutte le ciambelle riescono con il buco, ma non è detto che tutte le ciambelle senza buco siano da buttare. La più frequente causa di moria degli oggetti crudi è l'inettitudine, la mia per inciso, e ci sono certe giornate...
Ieri stavo modificando la superficie di una ciotola grande sulla torniella, avendo stupidamente  lasciato un vasetto monofiore ancora crudo (quello che in inglese chiamano bud vase "vaso da bocciolo") troppo vicino al mio raggio d'azione, con il risultato che il vasetto è precipitato verso una nuova vita possibile, ovvero sul pavimento. Dopo aver santiato ripetutamente l'ho semplicemente rimesso a bagno.
Altro caso penoso, all'unico gatto di questa stagione (qualche anno fa facevo un sacco di gatti raku) è toccata una sorte simile, avendo miseramente perso la coda al momento di essere caricato in forno. Cosa fare a questo punto se non respirare profondamente e pensare filosoficamente che questo sport non è adatto ai deboli di cuore...



Poi l'altro giorno mi sono ribellata. Stavo appoggiando una ciotola rovesciata sul tornio per ritornire la base - operazione che dà la forma definitiva all'oggetto - e contemporaneamente cercavo col piede destro il pedale del mio Shimpo. Mai cercare di fare troppe cose in contemporanea! E soprattutto mai riposizionare il pedale con il tornio acceso. A questo punto sono intervenute due aggravanti: 1 - il mio vecchio tornio (quello su cui ho imparato a tornire) ha il pedale fisso, per cui il mio piede non è abituato a questi rischi e
2 - secondo le istruzioni del fornitore dello Shimpo avevo precedentemente svitato il dado per evitare quel noioso scattino iniziale che probabilmente avrebbe salvato la mia ciotola.


Cos'è successo? Il piede ha trovato sì il pedale, ma anziché spostarlo lateralmente nella posizione d'uso, l'ha schiacchiato fino in fondo causando l'improvvisa rotazione del tornio e la rovinosa corsa della ciotola contro il paraspruzzi e contro le teste dei bulloni che servono a fissare i piatti da tornio. E questa volta ho, come da manuale, nell'ordine: santiato, respirato profondamente, filosoficamente pensato che la ciotola stava per ritornare nel "tutto"... ma poi mi si è accesa una lampadina. Visto che la forma non era compromessa e che la durezza dell'argilla era ancora manipolabile, perché non tentare di risolvere i bordi in altro modo?? Ecco a voi quindi il risultato "serendipitoso" dell'incidente, che è stato poi volontariamente ripetuto per ottenere una serie di recipienti concentrici con i lati a petali che danno all'insieme quell'aspetto "a carciofo" a cui accennavo nel titolo. Non ho idea a che possa servire, ma lo trovo abbastanza aggraziato. Faccio sempre a tempo a distruggerlo al momento di caricarlo in forno...


Qui ci sarebbe lo spazio per la versione inglese di questo post. Ma siccome non mi risulta che nessuno mi stia leggendo in inglese, ho deciso di scioperare.  

domenica 8 maggio 2011

Il fascino della terra cruda / The appeal of greenware

Mi sono sempre chiesta per quale motivo trovo più entusiasmanti gli oggetti in corso di lavorazione degli oggetti finiti. La terra foggiata ma ancora cruda è piuttosto inutile, ma esprime appieno il fascino della ceramica, cioè la materializzazione di un'idea non ancora compiuta e perciò al massimo delle sue potenzialità. E' un po' come un sogno che inizia a prendere corpo, non è più solo un concetto astratto e sfuggente. Ha una sostanza, anche se perfettibile, che proprio perché perfettibile contiene il seme della massima bellezza. Ovviamente in quanto ancora cruda la forma è ancora reversibile, ed ecco che sempre più spesso - sto diventando esigente - l'oggetto tornito non supera il giudizio dell'autore e finisce nel secchio dell'argilla da recuperare, di ritorno allo stato di pura materia informe.  L'oggetto cotto e smaltato invece è ancora è scarsamente passibile di modifiche (al massimo si può ricuocere lo smalto o fare un terzo fuoco, entrambe pratiche estreme ed antieconomiche per quanto mi riguarda), è perciò finito nel senso di non più infinito, cioè privo di possibilità di ulteriori sviluppi, privo di futuribilità. So di star sconfinando nel filosofico, ma il fascino dell'incompiuto è un parametro guida della mia immaginazione. I momenti più esaltanti della mia vita sono sempre stati quelli in cui ho prefigurato scenari che sarebbero stati successivamente smentiti dalla realtà del vissuto. Infatti, raramente l'esperienza è all'altezza dell'immaginazione e forse è questa la chiave del fascino che l'argilla informe esercita su di me. Può essere ogni cosa, o quasi, al punto di dare un senso di smarrimento o di imbarazzo, ma una volta avviata verso la forma l'argilla a me dà un senso di progettualità molto più soddisfacente del risultato finale stesso. In foto due delle mie eterne ossessioni: foglie e spirali attualmente in corso di lavorazione.


I've always wondered why I find unfired pots far more interesting than actual finished ware. Greenware is pretty useless in practical terms, but it represents ceramics at its most fascinating. It embodies an unfinished idea, therefore it embodies a full spectrum of possibilities. It's like a dream that's just beginning to become true, not just an abstract, fleeting thought. It is substance and yet it is perfectible, which means that it still holds potential for beauty. On the other hand, of course, being unfired, greenware can still be reversed into pure material and end up in the clay reclaiming bucket, something that is actually the more common as I become the more demanding.  Finished ware is still liable to be altered by a third fire - which actually does not fall within my habits - but it is finished, or rather no longer infinite, no longer capable of developing. I know this is becoming philosophical - bear with me if you can - but beginnings have always been the backbone of my imagination. The most exciting moments of my life were those in which I was imagining scenarios that life would later prove wrong. As a matter of fact, very rarely experience measures up to immagination: maybe this is the reason why I am so seduced by formless clay. It can be anything, or almost anything, to the point of inspiring dismay or embarrassment, and yet as soon as it becomes form clay gives me a sense of purpose that I find a lot more rewarding than the final result.  In the pictures two old obsessions of mine, leaves and spirals on pots currently in process.



giovedì 7 aprile 2011

Primavera all'improvviso / Suddenly it's spring

Orbene qui i problemi sono più di uno (altrimenti sarebbe il problema). Nell'angolo di mondo nel quale trascorro, spesso malvolentieri, la maggior parte dell'esistenza, la "bella stagione" - quella in cui si possono tenere le finestre aperte, le mani a bagno nell'argilla e in cui c'è abbastanza luce da stimolare il metabolismo -  dura solitamente tre mesi, quattro in annate memorabili. Il fatto che in queste ultime settimane abbiamo prematuramente temperature massime di 25 gradi e sole a volontà non solo destabilizza, ma per certi versi stressa e preoccupa.
Di motivi per stressarsi ne posso citare vari. Uno è l'erba - quella cosa verde che cresce dove non è desiderata e stenta a crescere nei luoghi in cui la si semina - la quale inizia già a richiedere cure e tagli senza i quali la pace in famiglia potrebbe essere messa a repentaglio. Altro motivo di stress di ordine domestico è che il sole mette in evidenza tutte le manutenzioni da fare (imbiancature, verniciature e così via) le quali in una casa vecchia come la mia sono all'ordine del giorno. Oggi per esempio, ho visto ahimè, il primo mucchietto di segatura da tarlo del soffitto, cosa che solitamente avviene in giugno.
Ovviamente nessuna delle mie attività invernali diminuisce, né il lavoro che paga le bollette (alla faccia della recessione), né quelle di silviapotter (leggi ceramica e vetro), anche perché l'unica mostra a cui partecipo, la Mostra dell'Artigianato Città di Feltre, che si tiene a fine giugno, vorrebbe che la nuova produzione fosse già in corso.
In altre parole io vivo in un luogo in cui il clima è un ottimo alibi per sognare di fare cose, senza sentirsi in colpa per non riuscire a farle, perché - si sa - è brutto tempo, fa freddo, è così grigio che non viene voglia di  mettere fuori il naso. Immaginate la fregatura di una primavera anticipata come questa.
Ok, adesso ho deciso di farmi un piacere. Anziché continuare a lagnarmi, ho deciso che mi siederò a fare per iscritto l'elenco delle cose da fare in ordine di priorità, poi aprirò la finestra, uscirò sul poggiolo, respirerò l'aria fresca della mattina, guarderò per trenta secondi il verde degli alberi del vicino, e sarò grata per questa anteprima di primavera che riscalda il cuore.
In foto "Miss Mao", ovvero qualcuno che è veramente contento che sia primavera, sullo sfondo dell'erba che cresce. Per citare Adrian Monk, "It's a gift, and a curse" (un dono e una maledizione).


Sorry folks if anybody would like to read this post in English. It's spring all of a sudden and I really, really do not feel like I want one more translation to do. It's just blah blah blah anyway.

domenica 27 marzo 2011

Di impollinazione incrociata ed altri fenomeni/Cross impollination and other phenomena

Quando ho iniziato a fare piccoli oggetti in ceramica da usare come monili ero convinta di volere vedere che uso se ne sarebbe fatto fino in fondo. Non volevo cederli prima che si fossero trasformati in orecchini, collane o altro. E quindi mi sono attrezzata per costruire gioielli, ho imparato da zero a lavorare il filo metallico, ho scoperto che esistono componenti dai nomi per lo più incomprensibili ai non addetti: schiaccini, monachelle ed altre voci il cui significato e utilizzo ho dovuto cercare in rete. Ed anche qui la world wide web stupisce per la quantità di risorse. In altre parole, ho imparato a costruire bijoux.

Poi il vetro è entrato di prepotenza nella mia vita e man mano che imparavo a fare le perle a lume il numero di oggettini in attesa di destinazione aumentava. La questione è semplice. Per imparare bisogna fare esperimenti, "provare a fare", e il risultato dei tentativi, la maggior parte delle volte perfettibile, si accumula. Per fortuna le perle ci stanno in una scatola. Con la ceramica è stata più dura. Durante gli anni in cui imparavo a lavorare l'argilla ho saturato l'intorno familiare di tentativi gradualmente sempre meglio riusciti di tazze, brocche ed altro. E quando nell'espressione dei riceventi ho iniziato a leggere regolarmente un malcelato disappunto (ancora ceramica ?), ho deciso di comprare degli scaffali in cui tenere la mia prole. Ed ho iniziato a vendere ceramica.


Le mie perle hanno fatto lo stesso percorso, con la differenza che, trattandosi di componenti, posso cederle e poi stare a guardare che cosa diventano. Lasciando andare i miei piccoli figli di vetro e ceramica e posso vederli crescere in altre mani, posso entrare nel processo creativo di altri e posso ricevere in cambio degli ottimi spunti per i miei nuovi sviluppi, un pò come succede per le piante, per impollinazione incrociata.

Ecco cosa ha fatto Alessia, di Beads and Tricks con il gusto e la perizia che la contraddistinguono, con le perline di Silviabeader (she pots, she beads).




When I started to make clay beads I thought I wanted to follow the process through, and see what they finally became, whether earrings, or a necklace. I was too jealous to give some of the process away. The fun part was learning how to handle metal and use pliers, a chasing hammer, and learn the meaning of words I had no previous knowledge about: split rings, bead caps and what not. As usual the web was my teacher, and I learnt how to make jewels.

Then glass came along . Teaching myself how to lampwork involved producing a number of beads I could really not see the purpose of, because that's the way I learn, by trial and error. My bead box so grew fuller and fuller with idle little things whose only function in existence was to make me learn.   It was a process I had gone through before. In my early years as a potter the only way to learn was to make,and the results I lavishly gave away to family and friends. Until one day I started to read disappointment in the eyes of the receivers (Oh, let it not be clay again!!). Then I bought a shelving system and started to sell pots. 

It was the same thing with my beads, other than they are not finished products, so I can give them away and wait to see what they become. In other words I can interfere with someone else's creative process and let the feedback influence my work, by a phenomenon similar to cross-impollination. 

So here is where I wanted to get. I'm proud to show what became of my clay beads in the hands of  Alessia, of Beads and Tricks. My beads, her taste and skill. 

martedì 22 febbraio 2011

Ancora vetro, in attesa della primavera/ Still glass, until it the clay thaws

Purtroppo anche quest’anno mi sto facendo travolgere dagli eventi. Il lavoro che paga le bollette non lascia grandi spazi, e il tempo che dedico alle mie passioni, ceramica e vetro, lo devo rubacchiare qui e li, spesso a scapito del riposo, ma chi ha tempo di riposare?
Novità in ambito ceramico una sola, di cui riferirò non appena avrò finito di visionare il doppio DVD di tecnica costruttiva di Sandi Pierantozzi, ceramista americana di lunga carriera, molto elogiata dai ceramisti che ho conosciuto al workshop di Lana Wilson l’anno scorso.

In tema di vetro invece le novità sono parecchie. Continuo ancora a sperimentare con l’ausilio dei nuovi attrezzi made in USA, pinze, presse, fritte e foglio d'argento specialmente.  
L'ideale a cui cerco di riferirmi è lavoro di un’artigiana israeliana che mi ha aperto un nuovo orizzonte estetico rispetto al vetro a lume
.

Avvalendosi della sua preparazione come web designer e di una particolare sensibilità per i colori Sarah Hornik stratifica toni, trascina e avvolge il vetro caldo, producendo dei piccoli capolavori di arte moderna. 
 
Tutta un'altra scuola di pensiero rispetto al concetto di simmetria e regolarità che avevo acquisito dai miei precedenti insegnanti virtuali (cioè dai libri su cui sto imparando, da Corina Tettinger specialmente). Il gioco delle perle di vetro (il rimando a Herman Hesse è intenzionale) diventa così un esercizio più libero e meno rigoroso, e ci sono un sacco di prove da fare, in attesa che le temperature mi consentano di rimettere le mani sull'argilla. Tutte queste foto di questo post sono di Sarah Hornik.

I haven't been really focusing lately. My day job is totally sucking up my time, and I'm literally dying to play with glass and clay. Regarding clay, the only piece of news worth recalling is that I'm currently viewing Sandi Pierantozzi's Handbuilding DVDs. I've admired her work on books for so long, then last year the San Diego potters told me how much they'd enjoyed attending Sandi's workshop. Imagine how delighted I was to be able to learn from her, albeit virtually. But I'll dedicate a post to the DVDs as soon as I am done viewing it. 

As for glass, which is no lesser an art but is surely a quicker endeavor - at least because you can see the results after a few hours, not after days - I'm busy trying new tools, frits and other tricks that I brought from the US. These days I'm referring to the work of a lampwork artist that has definitely challenged my aesthetics regarding beads. 

With a background in web designing and a special taste for color combinations, Sarah Hornik playfully swirls and drags hot glass in tiny works of modern art. Easy as it seems, though, it takes a knack for color to get her results. So I'm giving it a try, as I wait for the spring to bring the beginning of a new clay season.
All these pictures are Sarah's work. I'm not ready to show my clumsy attempts yet.